Nelle ultime settimane qualche collega me lo ha chiesto: "Ma questo AI Act ci riguarda davvero?" La risposta breve è sì. La risposta più onesta è: ci riguarda, ma ancora brancoliamo un po' nel buio — e non siamo i soli. Questo articolo prova a fare chiarezza su cosa sapere, senza perdersi nei tecnicismi.
Cos'è l'AI Act in due righe
Il Regolamento UE 2024/1689 — conosciuto come AI Act — è la prima legge europea sull'intelligenza artificiale. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica progressivamente: dal 2 febbraio 2025 è già operativo l'articolo che ci interessa di più come scuola, quello sull'alfabetizzazione AI.
La scuola è un deployer. Sempre.
Questa è la parte che sorprende di più. Non serve avere comprato un chatbot o un sistema di AI avanzato: se la scuola usa registro elettronico, classificazione automatica della posta, strumenti di reportistica, piattaforme digitali — e tutte le scuole lo fanno — sta già usando sistemi che rientrano nella definizione di AI dell'Unione Europea.
Questo significa che l'obbligo formativo non è facoltativo e non è solo per chi usa ChatGPT in classe. Riguarda tutto il personale: docenti, ATA, DSGA, collaboratori scolastici, dirigenti.
Cosa deve fare (concretamente) ogni figura
Capire come funziona l'IA generativa, usarla criticamente in classe, saper riconoscere contenuti generati dall'AI e bias algoritmici.
Consapevolezza dei sistemi automatizzati già in uso, gestione dei dati, capire cosa fa il software che usa ogni giorno.
Governance dei dati, valutazione dei sistemi AI adottati dalla scuola, conformità GDPR in relazione all'AI.
Responsabilità dell'istituto come deployer, elaborazione del Piano AI di istituto, adempimenti formali AI Act.
E le Linee guida MIM?
A questa cornice europea si affianca il piano nazionale: le Linee guida del Ministero richiedono che ogni istituto elabori un documento di pianificazione per l'adozione dell'IA e preveda percorsi formativi per il personale. Non è più una buona pratica opzionale — è un adempimento istituzionale.
Cosa stiamo facendo alla nostra scuola
Al nostro Istituto Comprensivo abbiamo iniziato a muoverci sul fronte del DigComp — il quadro europeo delle competenze digitali — inserendo alcuni obiettivi nei documenti di programmazione. Un primo passo concreto, anche se onestamente sul fronte dell'AI Act specifico c'è ancora molto da costruire: su cosa si può fare, cosa no, come documentare, come formare il personale in modo efficace.
Credo sia la situazione della maggior parte delle scuole italiane in questo momento. E non è una colpa — la normativa è nuova, la sua applicazione concreta alla realtà scolastica non è sempre immediata da interpretare.
Tre cose da fare subito
- Verificare quali strumenti digitali usa la scuola e capire se rientrano nella definizione di AI (quasi certamente sì).
- Pianificare un percorso formativo per il personale — anche asincrono — che rilasci un attestato valido ai fini dell'articolo 4.
- Documentare tutto: il Piano AI di istituto, le formazioni erogate, le misure adottate.
La sintesi in una frase
L'AI Act non è una questione per esperti di informatica: è una questione di responsabilità istituzionale. La scuola usa l'IA — consapevolmente o no — e deve formare il personale di conseguenza. Iniziare adesso, anche in piccolo, è meglio che aspettare una circolare ministeriale che spieghi tutto.
Nei prossimi mesi continuerò ad aggiornare questo blog con le novità normative e con gli strumenti pratici che trovo utili nel lavoro quotidiano. Se avete domande o esperienze da condividere sulla vostra scuola, scrivetemi.