Il contesto: ISTE 2026 e la direzione di Google
ISTE (International Society for Technology in Education) è uno dei principali eventi mondiali sull'tecnologia educativa. Ogni anno, le grandi aziende tech presentano le loro novità per le scuole. Quest'anno Google ha alzato l'asticella: non solo nuovi strumenti, ma una vera e propria dichiarazione di intenti sul ruolo dell'insegnante nell'era dell'AI.
Il titolo del post ufficiale è emblematico: "Building AI tailored for education, with educators in the lead". L'AI costruita per l'educazione, con i docenti protagonisti. Non è solo marketing — le funzionalità annunciate riflettono questa filosofia in modo abbastanza concreto.
Gli strumenti annunciati
Ecco una panoramica delle principali novità, con un occhio a cosa può interessare davvero chi lavora nelle scuole italiane:
Guided Learning in Gemini
Il docente può attivare una modalità guidata su Gemini per i propri studenti: lo spazio è senza distrazioni, ancorato ai materiali della classe, con feedback visibili all'insegnante in tempo reale.
Study Notebooks in Gemini
Quaderni di studio personalizzati, con lezioni brevi e quiz adattativi generati a partire dai materiali caricati dal docente. L'alunno studia, il sistema si adatta al suo ritmo.
NotebookLM guidato dal docente
L'insegnante seleziona i materiali di classe su cui NotebookLM deve lavorare. Gli studenti ottengono flashcard, podcast e sintesi — il docente riceve insight sull'utilizzo.
Classroom App in Gemini
Gemini si connette a Google Classroom e legge compiti, voti e materiali in modo sicuro. Permette di analizzare i progressi degli studenti e generare attività su misura.
Focus Mode su Chromebook
Il docente può "bloccare" lo schermo degli studenti su un'unica app (es. NotebookLM) durante la lezione, riducendo le distrazioni e mantenendo il controllo dell'ambiente.
Classroom MCP Server
Un server MCP (Model Context Protocol) che permette a piattaforme EdTech esterne di integrarsi con Google Classroom in modo sicuro e bidirezionale. Una svolta per l'interoperabilità.
Cosa significa "docente al centro"?
La retorica del "teacher in the lead" è diffusa nel mondo EdTech. Ma in questo caso ci sono elementi concreti che la sostanziano. Il Guided Learning, ad esempio, non è semplicemente un chatbot educativo: è il docente che decide su quali contenuti il modello può rispondere, con quale livello di dettaglio, e in quale fase dell'attività. L'AI non sostituisce la lezione — la supporta nei termini scelti dall'insegnante.
Lo stesso vale per NotebookLM: la novità non è lo strumento in sé (già esistente), ma il fatto che ora il docente può selezionare esattamente quali materiali il sistema deve usare come base. Questo cambia tutto: l'AI smette di essere un oracolo generico e diventa uno strumento contestualizzato al percorso didattico reale.
Il dato sulla privacy
Google specifica che tutti questi strumenti operano all'interno di Google Workspace for Education, con una garanzia esplicita: i dati degli studenti non vengono usati per addestrare modelli AI. È un punto importante, soprattutto in contesto europeo dove il GDPR pone vincoli precisi sul trattamento dei dati dei minori.
La Classroom App in Gemini è disponibile solo per utenti over 18 — il che significa che per le scuole primarie e secondarie di primo grado le funzionalità sono più limitate, almeno in questa fase.
- Già disponibile: Classroom App in Gemini (globale, solo utenti over 18, Workspace for Education)
- Prossimi mesi: Guided Learning, Study Notebooks e NotebookLM guidato dal docente in Classroom
- Prossimi mesi: MCP Server per piattaforme EdTech esterne (Schoology, Canvas, Moodle)
- Focus Mode: disponibile con Workspace for Education Plus o Teaching & Learning add-on su Chromebook
Il MCP Server: perché è rilevante
Tra tutte le novità, quella più tecnica ma anche più interessante sul lungo periodo è il Classroom MCP Server. MCP (Model Context Protocol) è uno standard aperto che permette a modelli AI di connettersi in modo sicuro a fonti di dati esterne. Google lo sta adottando per permettere a piattaforme EdTech di terze parti — non solo prodotti Google — di leggere il contesto di Classroom.
In pratica: se la tua scuola usa Canvas o Schoology come LMS, potrà presto integrare le informazioni di Classroom (compiti, voti, materiali) nell'AI di quelle piattaforme. Per le scuole italiane che usano Spaggiari o altri sistemi nazionali, potrebbe aprire scenari interessanti in futuro — anche se l'adozione richiederà tempo.
Alcune di queste funzionalità hanno una rilevanza diretta per i contesti di inclusione. Il Guided Learning con materiali selezionati dal docente, ad esempio, può diventare uno strumento utile per alunni con DSA o BES: lo spazio è controllato, i contenuti sono quelli del PDP, le distrazioni sono ridotte.
NotebookLM, con la sua capacità di trasformare documenti in podcast e flashcard, potrebbe supportare studenti con difficoltà di lettura o processing visivo — purché i materiali caricati siano accessibili (formati leggibili, linguaggio chiaro, struttura coerente).
La Focus Mode su Chromebook è invece uno strumento di gestione dell'ambiente che può aiutare in classi con alunni con ADHD o difficoltà attentive. Non risolve tutto, ma riduce una variabile di disturbo concreta.
Il limite rimane la fascia d'età: molte funzionalità richiedono account Workspace for Education e non sono ancora disponibili per minori. È un tema su cui Google dovrà lavorare per rendere questi strumenti davvero universali.
Cosa possiamo fare adesso, in Italia?
La maggior parte delle novità annunciate arriverà "nei prossimi mesi" e alcune richiedono licenze Workspace for Education Plus — non sempre disponibili nelle scuole italiane con i budget ordinari. Ma ci sono cose concrete che si possono fare già oggi:
NotebookLM è gratuito e accessibile. Caricare le unità di apprendimento, un PDP semplificato o una scheda informativa e lasciare che lo studente interagisca con un podcast generato da quei materiali — è un'attività fattibile adesso, senza aspettare le nuove funzionalità.
Gemini in Google Classroom (per i docenti over 18 con Workspace) è già attivo. Vale la pena esplorarlo per la preparazione di materiali differenziati, la stesura di feedback personalizzati o la generazione di attività su misura a partire da compiti esistenti.
Il Google AI Educator Series, sviluppato con ISTE+ASCD, è un percorso formativo gratuito per docenti. Punta a raggiungere 6 milioni di insegnanti negli USA — ma i materiali sono accessibili anche dall'Italia e possono rappresentare un punto di partenza valido per chi vuole formarsi sull'AI in modo strutturato.
Una riflessione finale
C'è qualcosa di significativo nel fatto che Google — un'azienda che ha costruito la sua fortuna sull'accesso universale alle informazioni — stia ora investendo sull'idea che l'AI in classe funziona meglio quando è meno libera, più vincolata al contesto didattico scelto dall'insegnante.
È una posizione che condivido. L'AI generica in classe crea più problemi di quanti ne risolva: genera confusione, offre scorciatoie, non conosce il percorso dello studente. Un'AI contestualizzata — che sa chi è l'alunno, cosa sta studiando, dove è arrivato — è tutt'altra cosa.
Siamo ancora all'inizio. Molte di queste funzionalità arriveranno gradualmente e non tutte saranno accessibili subito alle scuole italiane. Ma la direzione è quella giusta. E per chi lavora nell'inclusione, l'idea di un AI che impara dai materiali del docente — invece di sostituirsi a esso — è la premessa giusta da cui partire.
Brittany Mennuti, Google — "Building AI tailored for education, with educators in the lead"
blog.google — 25 giugno 2026