Modulo 1, conoscere

Miti da smontare

Sull'autismo circolano ancora molte idee sbagliate, al bar come in sala docenti. Partiamo da qui, perché quello che crediamo cambia il modo in cui guardiamo un alunno.

  1. 1Uno spettro, non un'etichetta
  2. 2Le cause: cosa sappiamo
  3. 3Relazioni e affetto
  4. 4Si sente dire, in realtà
  5. 5Non si guarisce?
  6. 6Prova in classe

ogni persona
è diversa
dall'altra

Uno spettro, non un'etichetta

Dal 2013 il manuale diagnostico DSM-5 raccoglie sotto un unico nome, disturbo dello spettro autistico, condizioni che prima avevano nomi diversi (come la sindrome di Asperger). La diagnosi guarda a due aree:

Comunicazione e interazione sociale

Difficoltà nello scambio reciproco, nell'uso di sguardo, gesti ed espressioni, nel costruire e mantenere relazioni adatte all'età.

Comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi

Movimenti o parole ripetute, bisogno di routine, interessi molto intensi, reazioni insolite a suoni, luci, odori, consistenze.

Il manuale indica anche il livello di supporto di cui la persona ha bisogno, da 1 a 3. È per questo che due alunni con la stessa diagnosi possono sembrare lontanissimi: uno parla molto, l'altro non usa il linguaggio verbale.

«Se hai conosciuto una persona con autismo, hai conosciuto una persona con autismo.»Stephen Shore, docente universitario nello spettro

le madri
non c'entrano!

Le cause: cosa sappiamo

Per decenni la colpa è stata data ai genitori. Negli anni Cinquanta e Sessanta Bruno Bettelheim parlava di madri frigorifero: fredde, distanti, al punto da spingere il figlio a chiudersi in una fortezza. Altre letture psicoanalitiche, all'opposto, accusavano le madri di un amore soffocante. Sono teorie smentite, che hanno lasciato a molte famiglie solo un grande senso di colpa.

Oggi sappiamo che l'autismo è una condizione del neurosviluppo: riguarda il modo in cui il cervello si sviluppa fin dalle prime fasi. Ha una forte componente genetica, a cui si sommano fattori ambientali soprattutto prenatali. Non c'è una causa unica e il quadro completo non è ancora chiaro.

Relazioni e affetto

«Sta sempre da solo, vuol dire che gli piace così.» Spesso non è vero. Molti alunni nello spettro desiderano amici, ma non sanno come avvicinarsi, come entrare in un gioco già iniziato, come leggere le regole implicite di un gruppo. Il risultato è ansia, e a volte un ritiro che viene scambiato per disinteresse.

Lo stesso vale per l'affetto: c'è, ma si esprime in modi diversi dai nostri. Un abbraccio può essere troppo intenso per chi percepisce il contatto in modo amplificato; un bambino può mostrare il suo legame portandoci sempre lo stesso oggetto o raccontandoci per la decima volta il suo argomento preferito.

E lo sguardo? Ci sono alunni che lo evitano, altri che lo fissano a lungo, altri ancora che guardano negli occhi senza problemi. Guardare negli occhi, o parlare, non esclude una diagnosi.

da tenere
a portata
di mano

Si sente dire, in realtà

Si sente direIn realtà
«Sono tutti dei piccoli geni, come nei film.»Le abilità eccezionali (i cosiddetti savant) sono rare. Circa 4 persone nello spettro su 10 hanno anche una disabilità intellettiva, e spesso c'è distanza tra i risultati ai test e l'autonomia nella vita di tutti i giorni.
«È colpa di come l'hanno cresciuto.»L'educazione ricevuta non causa l'autismo. Le teorie che accusavano le madri sono state abbandonate.
«L'hanno causato i vaccini.»Nessun legame, dimostrato da molti studi su larghissima scala.
«Dentro c'è un bambino come gli altri, chiuso in una bolla.»Non c'è nessuna bolla da rompere: l'autismo riguarda tutto il modo di percepire e pensare. Per lo stesso motivo non è attendibile la «comunicazione facilitata», in cui un adulto sostiene la mano della persona mentre scrive: le ricerche mostrano che i messaggi arrivano dal facilitatore.
«Se parla (o se ti guarda) non è autistico.»Lo spettro è ampio: c'è chi parla moltissimo e chi non parla affatto.
«È diventato autistico da grande.»L'autismo è presente fin dall'infanzia, anche quando la diagnosi arriva tardi, come succede spesso alle ragazze.

Non si guarisce?

L'autismo non è una malattia da cui «guarire»: è un modo di funzionare che accompagna la persona per tutta la vita. Questo non vuol dire che non si possa fare nulla. Interventi precoci e basati su prove di efficacia migliorano molto comunicazione, autonomia e qualità della vita.

Tra gli approcci più studiati ci sono quelli di tipo comportamentale (derivati dall'analisi del comportamento), gli interventi evolutivi e naturalistici come il Denver Model, l'insegnamento strutturato del programma TEACCH e il coinvolgimento dei genitori. La scelta spetta ai servizi sanitari, insieme alla famiglia.

Il riferimento in Italia è la linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità su diagnosi e trattamento in bambini e adolescenti, pubblicata nel 2023: ha aggiornato la Linea Guida 21 del 2011, che trovi ancora citata in molti testi. Alla scuola tocca una parte fondamentale: un ambiente che capisce e che non aggiunge ostacoli.

10 minuti,
anche da soli

Prova in classe