Il bambino guarda un oggetto, poi l'adulto, poi di nuovo l'oggetto. In questo triangolo di sguardi nasce la comunicazione intenzionale: senza, il bambino emette suoni o gesti, ma non li rivolge ancora a qualcuno con uno scopo.
Segui lo sguardo del bambino e dai un nome a ciò che guarda
Indica insieme un oggetto interessante e aspetta il suo sguardo
Aspetta che sia lui a richiamare la tua attenzione
con misura!
Il posizionamento «scomodo»
sedersidavantiguardare
Un oggetto desiderato è visibile ma non raggiungibile da solo: su uno scaffale alto, in un contenitore chiuso. Così nasce il bisogno di rivolgersi all'adulto.
Va dosato bene: l'oggetto deve piacere davvero e la frustrazione non deve mai essere eccessiva. Si può anticipare con una domanda, «lo vuoi?», mentre lo si mostra.
La scelta tra due
Si offrono sempre due opzioni visibili. Il bambino esprime una preferenza e l'adulto scopre che cosa lo motiva davvero: un'informazione preziosa anche per un futuro percorso PECS.
palla
libro
Qualsiasi segnale vale: uno sguardo, un gesto, un suono. Non serve aspettare la parola.
La logica comune
dareprenderechiedere
Rendere la comunicazione utile e necessaria, senza mai forzarla.
Meglio provarle una alla volta con un bambino, osservando l'effetto, che applicarle subito a tutta la sezione.