Il messaggio della FISH: se non ora, quando?

La Giunta Nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) si è riunita insieme ai Presidenti delle FISH Regionali e ha lanciato un messaggio politico netto: le riforme approvate negli ultimi anni sulla disabilità non possono rimanere incompiute né trasformarsi in semplici enunciazioni di principio. Governo, Regioni, Comuni e tutte le Amministrazioni coinvolte devono assumersi le proprie responsabilità e dare immediata attuazione alle misure previste, senza ulteriori rinvii, ritardi o scarichi di competenze.

È una posizione che condivido pienamente. E che risuona in modo molto concreto per chi, come me, lavora ogni giorno dentro una scuola inclusiva.

Il D.Lgs. 62/2024: sperimentazione in corso, ma con molte criticità

La preoccupazione principale espressa dalla FISH riguarda l'andamento della sperimentazione prevista dal D.Lgs. 62/2024, attuativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. Entrata a regime prevista per gennaio 2027 — ma il confronto con i territori ha già fatto emergere criticità organizzative e amministrative che, se non affrontate rapidamente, rischiano di comprometterne l'applicazione uniforme.

✍️ Dalla scuola

Brescia è tra le province che hanno seguito da vicino la sperimentazione. Le tempistiche standardizzate del nuovo percorso valutativo possono funzionare — ma il nodo vero è l'allineamento delle UONPIA. Non tutte sono pronte: alcune con cui collaboriamo fanno ancora fatica, anche per la cronica carenza di personale. Da noi la situazione è che i neuropsichiatri sono pochi, e molte diagnosi arrivano da psicologi scolastici o pedagogisti. Un contesto in cui "il sistema" fatica già a reggere la domanda ordinaria — figuriamoci l'introduzione di un nuovo processo valutativo.

La riforma può avere senso. Ma senza risorse umane adeguate nei servizi territoriali, rischia di diventare l'ennesima procedura burocratica che pesa su chi è già sotto pressione.

Deistituzionalizzazione: un diritto che va costruito, non solo enunciato

Ampio spazio nella riunione FISH è stato dedicato alla deistituzionalizzazione, riconosciuta come priorità per garantire il diritto a una vita indipendente e pienamente inclusa nella comunità. La Federazione ha ribadito la necessità di investire in progetti personalizzati, rafforzare i sostegni territoriali e favorire il superamento delle strutture segreganti — ancora presenti nonostante un quadro normativo orientato alla tutela dei diritti.

✍️ Dalla scuola

Nel nostro contesto, fortunatamente, non abbiamo situazioni in cui una famiglia abbia scelto una struttura residenziale per mancanza di alternative. A scuola tutti sono i benvenuti — con tutte le nostre forze, anche nelle situazioni più complesse. La struttura della classe ruota intorno all'inclusione, e nelle classi dove è ben costruita si vede il beneficio: non solo per l'alunno con disabilità, ma per tutti. Si sviluppa empatia, si impara a stare con l'altro, si costruisce una comunità.

È difficile e complesso. Ma la resa è garantita — soprattutto per le persone che si stanno formando, per l'empatia che cresce quando l'inclusione è vissuta e non solo dichiarata.

Il rischio classi separate: un arretramento culturale inaccettabile

Su questo punto la FISH è stata esplicita e decisa: riemergono proposte che ipotizzano un ritorno a classi o percorsi separati per gli alunni con disabilità. La Federazione si è detta pronta a opporsi con determinazione a qualsiasi tentativo di riportare indietro le lancette della storia — cancellando decenni di conquiste civili e mettendo in discussione il modello italiano di inclusione scolastica, riconosciuto a livello internazionale.

⚠️ Attenzione: la separazione non sempre si presenta in forma esplicita. Può manifestarsi in modo informale, dentro la stessa scuola — con alunni sistematicamente portati fuori dalla classe, o con classi costruite per concentrare le fragilità.
✍️ Dalla scuola

Uscire dalla classe può essere giusto — ma solo se è nell'interesse dell'alunno. Per piccoli gruppi che migliorano la socialità, per momenti di defaticamento, per attività pensate su misura. Mai per non disturbare gli altri. Questa distinzione è fondamentale, e non sempre è chiara a tutti.

Ho sentito anche nel mio istituto dinamiche di questo tipo. Ma la capillarità che si sta costruendo nell'inclusione — le buone pratiche condivise, le guide operative, la formazione — sta facendo sparire queste pratiche sbagliate. La distribuzione degli alunni è equa, la costruzione delle classi è attenta, la selezione dei docenti da assegnare è ragionata. Non è così ovunque, ma è la direzione giusta.

Il caregiver familiare: chi si rimbocca le maniche lo fa a prescindere

La FISH ha rinnovato l'appello al Parlamento affinché concluda rapidamente l'iter del Disegno di Legge sul caregiver familiare. Le famiglie non possono continuare ad attendere: è necessario riconoscere il valore sociale di chi ogni giorno garantisce assistenza e cura ai propri cari, assicurando tutele, diritti e sostegni adeguati.

✍️ Dalla scuola

Il caregiver lo vedo ogni giorno — spesso è la mamma. Il supporto costante, la disponibilità, la corresponsabilità: quando c'è, si costruiscono progetti funzionali, si trovano soluzioni, si va avanti anche nelle situazioni più difficili. Quando manca anche solo una parte di tutto questo, tutto diventa più complesso.

Sul riconoscimento legale: non cambierebbe nulla a livello didattico, nella mia esperienza. Chi si rimbocca le maniche lo fa a prescindere dal "titolo". Il riconoscimento è giusto — ma non è quello che fa la differenza nella relazione quotidiana tra scuola e famiglia.

Lo scarico di competenze: la scuola in mezzo a tutti

Il messaggio conclusivo della FISH è politico e urgente: ogni giorno di attesa significa continuare a non garantire i diritti che appartengono alle persone con disabilità e alle loro famiglie. E lo scarico di competenze tra Ministero, Regioni e Comuni è uno dei nodi più difficili da sciogliere.

✍️ Dalla scuola

I Comuni sono con l'acqua alla gola dal punto di vista economico. I progetti di vita alla primaria e alla secondaria di primo grado non esistono — perché gli alunni sono "troppo piccoli". Ci sono attenzioni, ci sono buone intenzioni, ma arrivano fin dove l'economia lo consente.

La scuola — intesa come le persone che la costituiscono, docenti, educatori, personale ATA — fa la differenza quando c'è impegno e passione. Il resto sono carta e parolone, senza capire la pratica.

"Se non ora, quando?" non è una domanda retorica. È una domanda che sento ogni giorno, dentro le aule, nei colloqui con le famiglie, nelle riunioni del GLO. E la risposta non può continuare ad essere: aspettiamo.

📌 Riferimenti normativi: D.Lgs. 62/2024 (attuativo L. 227/2021) — riforma della disabilità e nuovo processo valutativo. D.Lgs. 66/2017 — inclusione scolastica. Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Piano di Azione Triennale per la promozione dei diritti e l'inclusione delle Persone con Disabilità (terza edizione).
Fonte: Stefano Borgato, Superando.it — "Le riforme degli ultimi anni sul fronte della disabilità non possono restare sulla carta", 13 luglio 2026.
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